Attualità

Aumento sigarette settembre ottobre novembre dicembre 2011

“Con questi aumenti vanno sul sicuro”, afferma una tabaccaia di Bologna, intervistata pochi giorni fa da Il Resto Del Carlino: “quello del fumo è un vizio, non si smette di fumare da un giorno all’altro”. Così la pensa lo Stato, diventata una macchina di tassazione per l’obbligo, giustissimo, di dover sanare il debito pubblico entro il 2013. Il costo delle sigarette nel settembre 2011 è aumentato di 20 centesimi a pacchetto, e più di una indiscrezione parla di ulteriori aumenti, a suon di 20 centesimi alla volta, entro la fine dell’anno.

Con il già precedente aumento di 10 centesimi, le sigarette in pochi mesi sono costati 30 centesimi in più agli italiani; considerando che in Italia si spendono in media 20 miliardi di euro all’anno in sigarette, un aumento di circa +10% porta almeno 2 miliardi di euro di spese in più. Un calcolo non così ovvio come sembrerebbe, visto che molte delle inchieste giornalistiche di questi giorni hanno dimostrato come i fumatori stiano seriamente pensando di rassegnarsi, e ridurre i consumi di tabacco anziché aumentare le spese per il vizio. Il che, a modo suo, è una buona notizia.

L’aumento dell’Iva nell’ultima manovra finanziaria del Governo Berlusconi ha colpito così anche il vizio per eccellenza dei consumatori, andando, come scrivevamo all’inizio, “a colpo sicuro”. Curiosità: non è soltanto l’aumento dell’Iva il responsabile dell’aumento dei costi delle sigarette. Altre voci, come tasse statali e imposte specifiche dei grandi produttori, concorrono all’aumento dei costi di un pacchetto di sigarette. E a voi quanto costa fumare?