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		<title>G20 Cannes, il summit di novembre 2011</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Nov 2011 15:14:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Ha avuto inizio ieri in una nota località della Costa Azzurra, Cannes, il vertice del G20 per discutere della crisi]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha avuto inizio ieri in una nota località della Costa Azzurra, Cannes, il vertice del G20 per discutere della crisi dell&#8217;Eurozona. Le prime situazioni da esaminare sono quelle relative alla crisi della Grecia e di Italia e Spagna. In seguito alla dichiarazione del Premier greco Papandreu sull&#8217;intenzione di indire un referendum popolare per stabilire se restare o meno nell&#8217;Eurozona, si sono sollevate diverse obiezioni, e alla fine il rischio è rientrato quando Papandreu ha ripensato alla sua proposta. L&#8217;Italia, dal canto suo, si è presentata al vertice con un maxi emendamento al decreto di stabilità richiesto dalla Germania e dalla Francia, oltre che dalle Banche Europee; dalla giornata di ieri è emerso l&#8217;intento di monitorare le misure e le riforme che l&#8217;Italia ha presentato per uscire dalla crisi. Berlusconi smentisce che si tratterà di un vero e proprio monitoraggio e di una supervisione da parte del Fondo Monetario Internazionale, ma dal meeting sembra si tratti proprio di questo.</p>
<p>Il Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha sottolineato quanto la situazione europea stia preoccupando l&#8217;intera economia mondiale, e ha dichiarato, in più riprese, la necessità di giungere ad una soluzione concreta il prima possibile. Dalla Cina, a dispetto delle credenze e delle speranze che in molti avevano riposto in uno degli stati che al momento risentono meno della crisi economica globale, non sono arrivate notizie positive; il Premier cinese Hu Jintao, infatti, ha dichiarato che risolvere il problema del debito spetta all&#8217;Europa, negando così la possibilità di alcun tipo di aiuto. Intanto la situazione politica italiana continua a complicarsi: la maggioranza sembra perdere pezzi, alcuni contrasti al suo interno sembrano insanabili, tanto da spingere Berlusconi a dichiarare che, se ce ne sarà bisogno, a Gennaio si andrà al voto.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>G 20: misure più dure e lista dei “too big to fail”</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 13 Nov 2010 17:05:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Finanziamenti]]></category>
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		<category><![CDATA[crisi economica]]></category>
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					<description><![CDATA[Si è concluso oggi l’importante summit mondiale del G 20, che ha riunito attorno ad un tavolo i leader dei]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Si è concluso oggi l’importante <strong>summit mondiale del G 20</strong>, che ha riunito attorno ad un tavolo i leader dei venti paesi più industrializzati. Le decisioni prese presentano risvolti anche sul <strong>settore bancario internazionale</strong>. Vediamoli rapidamente.</p>
<p>Innanzitutto la linea promossa si ispira ad una <strong>maggior durezza</strong>, soprattutto per i requisiti sui capitali e la liquidità. Il recente accordo di Basilea 3 si è mosso nella direzione giusta ed è stato così approvato.</p>
<p>La decisone più importante è però stata quella di affidare al Financial Stability Board, presieduto dal governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, la composizione della lista di istituti bancari “troppo grandi per fallire”.</p>
<p>I <strong>“too big to fail”</strong> sono proprio quelle banche da assistere a tutti i costi in un ipotetico scenario di dissesto, in quanto il loro fallimento provocherebbe gravi ripercussione sul sistema finanziario globale. In questa lista troviamo <strong>due italiane: UniCredit e Intesa Sanpaolo</strong>. Si continua con le Statunitensi (Bank of America – Merill Lynch, Citigroup, Goldman Sachs, JPMorgan Chase, Morgan Stanley) e le britanniche (Barclays, HSBC, Royal, Standard Chartered, Bank of Scotland), poi naturalmente il colosso tedesco Deutsche Bank, la canadese Rbc e due francesi (Bnp Paribas, Société Générale), le iberiche più blasonate (Santander e Bbva) e due svizzere (Credit Suisse, Ubs).</p>
<p>Al vaglio, per ora, possibili inclusioni nella lista di istituti estranei al mondo bancario, come ad esempio le assicuratrici.</p>
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